La difesa nel JKD - Jeet Kune Do Ragusa

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La difesa nel JKD


La difesa nel Jeet Kune Do


Nel Jeet Kune Do la difesa è trattata in maniera diversa rispetto alle altre Arti che ho studiato in passato. Le Arti che studiai negli anni sessanta, dal Karate al Kung Fu, si basavano soprattutto sul metodo di allenamento del bloccare e colpire. Ovvero, il vostro avversario vi sferra un pugno e voi lo bloccate e contrattaccate con un altro pugno. Quando iniziai a praticare JKD mi resi conto fin da subito che Bruce Lee possedeva un'idea completamente differente della difesa. L'idea di Bruce si basava sul controllo della distanza e del tempo. Molte delle sue idee sulla difesa provenivano dalla Scherma Occidentale. Il nome stesso Jeet Kune Do deriva dalla tecnica di difesa basilare del bloccare il colpo. La teoria della Scherma Occidentale sostiene che il metodo più efficace per affrontare l'attacco di un avversario è quello di intercettarlo prima che si completi. L'idea è quella di colpire per primi. Tuttavia non è facile farlo, in quanto è necessario molto allenamento e l'abilità di leggere la preparazione dell'attacco da parte dell'avversario. Gli spadaccini definiscono questo tipo di difesa "attacco sulla preparazione", se sei sufficientemente rapido, o "attacco su ricezione", se non sei in grado di percepire la preparazione dell'avversario.
Qualsiasi attacco di un avversario può essere suddiviso in fasi. Per attaccarci l'avversario dovrà prima di tutto pensare a quale attacco utilizzerà. Questa fase la denominiamo intenzione. Inoltre può eseguire una qualche preparazione per sferrare il suo attacco. Ad esempio se ritira leggermente la mano all'indietro prima di sferrare il suo pugno e noi lo colpiamo prima che lanci l'attacco, lo chiamiamo "attacco sulla preparazione".
Quest'ultimo è molto difficile da realizzare, in quanto si ha bisogno di molta velocità e di riflessi. La fase seguente si denomina "attacco su ricezione": quando il nostro avversario ha già sferrato un pugno e noi siamo in grado di colpirlo prima che il pugno raggiunga tutta la sua estensione. La fase seguente si denomina "attacco finale". Questo significa che colpiamo l'avversario quando il suo arto attaccante è completamente esteso. Gli spadaccini lo denominano "time hit" (colpo a tempo). L'ultima fase è chiamata "attacco in recupero": quando colpiamo l'avversario giusto nel momento in cui sta ritirando l'arto col quale ci ha attaccato.
Per eseguire qualsiasi attacco dobbiamo controllare la distanza tra noi e l'avversario. Gli spadaccini parlano di mantenere "la misura della lotta". Quest'ultima viene anche chiamata "distanza critica". Nella Scherma questo si verifica quando cerchiamo di stare leggermente fuori della portata della spada del nostro avversario ed egli è costretto a fare un passo in avanti, se vuole raggiungerci con la sua spada. Se non manteniamo questa distanza e permettiamo all'avversario di attaccarci con la spada senza avvicinarsi di un passo, con ogni probabilità ci raggiungerà, perché la nostra risposta avrà un ritardo. Nel JKD cerchiamo di mantenerci leggermente fuori della portata del colpo del dito del nostro avversario, la sua arma più lunga in un attacco con la mano. Mantenendo questa distanza staremo anche fuori della portata del calcio della sua gamba arretrata, quindi potrà colpirci solo con le dita del piede, sempre che non si sposti in avanti. Qualsiasi altro calcio richiede un passo in avanti o un giro. Tutto ciò ci può dare il tempo per contrattaccare il suo calcio.
Quando qualcuno utilizza il metodo di difesa di bloccare e colpire, indipendentemente dalla rapidità di esecuzione, si creerà un lasso di tempo tra il suo blocco ed il suo pugno. Questo permetterà ad un lottatore intelligente di approfittare di questo periodo di tempo. Ed è qui che entrano in gioco le finte. Una finta è un colpo simulato che invita ed attrae l'avversario a bloccare un attacco che non verrà mai realizzato del tutto. Una finta può sembrare l'inizio di una tattica offensiva solida. Funziona in questo modo: se sferriamo un colpo diretto a mo' di finta verso la testa del nostro avversario e lui comincia a bloccarlo, aprirà contemporaneamente il suo asse centrale, permettendoci di colpirlo con un pugno posteriore diretto prima che possa contrattaccare con il suo pugno. Si cercherà di controllare il tempo tra il suo blocco ed il suo colpo.
Bruce Lee si rese conto che bloccare e schivare erano i metodi di difesa più inefficaci che potevano usarsi contro un attacco, perché lasciano ad un avversario intelligente il tempo di colpirci. Benché schivi sia meglio di bloccare, dato che se si esegue la schivata, correttamente, non si tende ad aprire il proprio asse centrale, Bruce non voleva che i suoi allievi schivassero un attacco, se non avessero altri rimedi. Egli definiva bloccare e schivare "movimenti passivi" e voleva che i suoi allievi li evitassero, sempre che fosse possibile farlo. Voleva che i suoi allievi si mostrassero "attivi", non "passivi" e per questa ragione si concentrò sullo schema della Scherma Occidentale, che tenta di attaccare all'interno dell'attacco dell'avversario, invece di bloccare.

Fonte: www.umbertoburoni.it
Martedì 04 Novembre 2008 11:28 Budo International - Anno IX - N.96 - Maggio 2006 - Pagina: 35 - A cura di: Tim Tackett

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