Intervista a John Little - Jeet Kune Do Ragusa

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Intervista a John Little

Beh chi non conosce John Little? Uno dei personaggi che più ha contribuito alla divulgazione del materiale, delle esperienze, degli allenamenti, dei pensieri e della vita di Bruce Lee. Grande scrittore, autore di lungometraggi e appassionato di fitness e alimentazione. Non aggiungo altro, vi lascio alla lettura di questa interessantissima intervista. Grazie John!

INTERVISTA A JOHN LITTLE


Saverio: Caro John, può presentarsi alle persone che non la conoscono?
Little: Sono uno scrittore e regista che ha la passione per l'esercizio, Bruce Lee, e le arti marziali dal 1973. Sono stato fortunato nell'essere l'unica persona al di fuori della cerchia di Lee cui è stato concesso l'accesso alla totalità degli scritti superstiti di Lee, cosa che mi ha dato l'opportunità di imparare molto sull'uomo, la sua arte, il suo approccio all'esercizio fisico e la sua filosofia ed il lavoro per i film.

Saverio: Che tipo di lavori ha svolto nella sua vita? E qual è il suo attuale lavoro?
Little: Come molte persone, ho svolto diversi lavori durante la mia vita. Credo che la mia prima occupazione fu lavorare come impiegato di vendita per Radio Shack (ora "The Source"). Ho proseguito facendo il benzinaio, spostando ed installando elettrodomestici come frezeers e lavastoviglie, facendo il receptionist presso un hotel di Muskoka, il ricercatore scientifico, scrivendo articoli per varie riviste come Muscle Mag; Fitness, Flex, Men's Fitness, Ironman, Muscle Mag International, Shape, Blackbelt, Inside Kung Fu, Martial Arts Illustrated, Inside Karate, e molti altri che non riesco a ricordare al momento. Ho scritto più di 40 libri e prodotto e diretto 9 lungometraggi documentario.

Saverio: Quali sono le sue passioni, i suoi hobby?
Little: L'attività fisica è la più grande - in particolare la scienza che sta alla base dell'esercizio. Mi piace cercare ultime verità (se esistono in certi regni) e dopo metterle a confronto con ciò che passa per verità nell'industria del fitness. Sono anche un fan di Bruce da lungo tempo, tanto che mi intriga ogni cosa che ha a che fare con lui ed il metodo con cui insegnava. Anche le arti marziali sono qualcosa che preferisco, sebbene devo ammettere un rapporto d'amore/odio con esse poichè molte di esse mi sembrano essere basate su ragazzini in completo da gorilla e qual è il "culo" che possono calciare, che per me è umiliante per le arte che dovrebbero essere sul miglioramento di se stessi e lo sviluppo. Dal momento che un avversario è, per definizione, qualcuno al di fuori di te, penso che molte di queste persone stanno puntando le loro armi verso il bersaglio sbagliato per qualunque tipo di miglioramento di se stessi. Ma, come piaceva dire a Dennis Miller, "Questa è la mia opinione. Potrei sbagliarmi".

Saverio: Quando è nata la sua passione per Bruce Lee?
Little: La prima volta che ho letto un articolo su di lui sulla rivista "Fighting Stars", che uscì subito dopo che morì. L'articolo parlava della sua fenomenale abilità nelle arti marziali e di come la sua scomparsa aveva reso il mondo un po' più piccolo. Fui incuriosito da ciò che avevo letto su di lui ed andai a vedere "Enter the Dragon" quando venne realizzato nell'agosto del 1973. Uscii dal teatro una persona diversa rispetto a quando vi ero entrato. Da quel momento, forse fino ai miei 25 anni, la mia principale attenzione era Bruce Lee e provavo a trovare cosa lo rese così fenomenale. Era solo un interesse personale, ma non avevo mai visto prima un essere umano che fosse così, beh, completo (fisicamente, mentalmente).

Saverio: Quando e come entrò in contatto con la famiglia Lee?
Little: Bene, gli unici "Lee" con i quali entrai in contatto furono la sua vedova (Linda) ed i suoi figli Shannon e Brandon. Non conobbi mai Bruce poichè avevo solo 12 anni quando morì e vivevo in Canada. Entrai prima in contatto con Brandon (nel 1992, appena prima che uscisse il suo film "Rapid Fire"), e incontrai Linda quando ricercavo un articolo per la rivista "Muscle Camp Fitness" sui metodi d'allenamento di Bruce Lee. Incontrai Shannon mentre stavo ricercando quello stesso articolo e l'aiutai ad ottenere un ruolo in un film di Lou Ferrigno "Cage II", che era molto "cool". Lou è uno dei miei amici e mi disse che i produttori stavano cercando un'attrice per interpretare il suo amore ed interesse nel film e Shannon mi aveva detto che sperava di entrare a far parte del film mentre parlavamo dell'articolo. Così dissi a Lou di lei e passai le informazioni a Shannon e ottenne la parte. Continuò a fare film migliori, ma allora quello fu un "piede nella porta" per lei.

Saverio: Lei conosce molti studenti di Bruce, che rapporti ha/ha avuto con loro?
Little: Sì, ho incontrato e sono amico della maggior parte degli studenti di Bruce. Vado d'accordo con loro poichè sono in genere delle grandi persone. Sono stato fortunato ad essere inserito nel "Jun Fan Jeet Kune Do Nucleus" che era composto soprattutto dagli studenti in vita di Bruce della prima e della seconda generazione. Ho studiato con due di loro -- Ted Wong nel Jeet Kune Do e Daniel Lee nel T'ai Chi. Penso che io sia stato il peggior allievo che entrambi abbiano mai avuto, ma furono molto gentili con me e degli eccellenti insegnati.

Saverio: Chi era Bruce Lee? Un artista marziale, un attore, un filosofo o che altro?
Little: Lui era tutte queste cose e molte altre ancora. Certamente era un artista marziale, prima di tutto e probabilmente il miglior artista marziale del ventesimo secolo. Era anche un attore, infatti era un attore ad Hong Kong molto prima che iniziasse a studiare le arti marziali. Lui era anche un filosofo e in questo campo fece la sua parte nel creare un ponte culturale tra l'Est e l'Ovest ed enfatizzò la componente "umana" rispetto ai metodi, agli stili ed ai ruoli, che fu un punto di vista molto maturo per un uomo così giovane. Vorrei aggiungere a questa lista che lui era anche un marito, un padre, un coreografo, un autore, un artista -- i suoi schizzi sono incredibili -- un regista, un produttore, uno sceneggiatore, un direttore della fotografia, un innovatore (sia nell'arte marziale che nel film), una star televisiva, uno showman, un intrattenitore, un buon amico per quei fortunati abbastanza da avere la sua amicizia e un onesto essere umano. Questa è una lista abbastanza impressionante, nuovamente, per un uomo così giovane. In poche parole, fu un essere umano pieno di potenziale.

Saverio: Cos'è il Jeet Kune Do? Lo pratica?
Little: Il Jeet Kune Do è stato il tentativo di Bruce Lee di cercare attraverso le sabbie dell'arte marziale l'oro, che è la sua essenza. Richiede molto lavoro per l'individuo praticante e non è qualcosa che può essere copiata ed incollata così semplicemente come un set di tecniche organizzate o abilità. E non è nemmeno far semplicemente ciò che si vuole o abbracciare lo stile dell'arte marziale del giorno. E' come andare oltre gli stili (che lui considerava gabbie, poichè limitavano i loro praticanti a determinate "modalità" o "metodi" di fare le cose) per imparare di se stessi, delle proprie qualità ed abilità e provare ad affinarle in un livello riflessivo, in modo che si possa ritrovare se stessi, in una situazione di combattimento, e le armi (mani, ginocchia, piedi, gomiti, testa, ecc) rispondono istantaneamente, come il suono di un'eco, senza un rituale, senza un'impostazione ed un pensiero cosciente. Richiede una tonnellata di pratica ed allenamento individuale, che è il perchè noi vediamo così pochi "Bruce Lee" in questi tempi. E' anche un'arte molto personale, che è una delle ragioni per le quali Bruce chiuse le sue scuole. Non è un'arte di "massa".

Saverio: Il JKD è un mix di arti marziali?
Little: Non da quello che ho letto negli scritti di Bruce. Alcune arti seguono principi di efficienza, immediatezza, potenza, ecc. la scoperta di questi principi e delle tecniche che si prestano ad essi possono apparire in varie arti, ma il JKD elimina "stili" e "metodi", che significa che sta solamente abbracciando diverse arti. Quando pensi che Bruce considerava gli "stili" un sinonimo di "gabbia", ti rendi conto che mischiare diversi stili è in realtà mischiare gabbie diverse o limitati metodi d'approccio al combattimento. L'idea è quella di essere liberi dalle restrizioni del combattimento; quindi, gli stili non hanno nulla a che fare con esso. In ultima analisi, si tratta di tentare di scoprire ed applicare i prinicipi fondamentali ed i metodi di biomeccaniche funzionali -- dal footwork al colpire -- nel combattimento umano. O, come Lee si riferiva ad esso, "l'arte dell'esprimere il corpo umano" -- non dell'esprimere una miriade di rituali o di stili.

Saverio: Da chi ha ottenuto informazioni circa la vita di Bruce?
Little: Sono stato fortunato per il fatto che la maggior parte delle informazioni che ho ricevuto provenivano direttamente da Bruce stesso nella forma dei suoi componimenti sopravvissuti, articoli, video, interviste e lettere. Le fonti secondarie sono state la sua famiglia, in particolare sua moglie, ed i suoi amici e studenti che lo conoscevano meglio.

Saverio: Ha mai scoperto qualcosa di Bruce che nessuno conosce?
Little: Bruce Lee ha una delle vite più esaminate della storia moderna. Alcuni che lo conoscevano o l'avevano incontrato sono stati intervistati -- dagli artisti marziali che l'hanno incontrato per poco tempo ad un torneo al suo parrucchiere. Inoltre, ogni cosa che ho scoperto in mezzo ai suoi scritti, l'ho pubblicata nei libri che sono diventati "The Bruce Lee Library Series." Così mentre io potrei sapere un po' di fatti su ciò che ha fatto, dov'è stato e quando, così come altri pensieri che ha potuto fare relativamente al suo approccio verso l'arte marziale ed anche le sceneggiature che scrisse e che non furono mai prodotte, la realtà è che l'essenza di ciò che l'uomo pensa sulla vita, l'amore, la morte, il combattimento, il fitness, il cinema e tutto il resto è già stato abbastanza portato avanti per il consumo pubblico. Così se una volta ho scoperto qualcosa su Bruce che non era ancora conosciuta pubblicamente prima che la scoprissi, penso che la maggior parte della gente ora abbia l'accesso ad esso.

Saverio: Bruce perfezionò il JKD durante l'ultimo periodo della sua vita. Chi si allenò con lui in quel periodo?
Little: Durante l'ultimo periodo della sua vita, lui si allenò principalmente da solo. Penso dal 1971 al 1973. Aveva già chiuso le sue scuole. Si era trasferito ad Hong Kong, quindi anche i suoi studenti privati non avevano accesso a lui come accadeva prima o se loro lo facevano, era sporadicamente. Il suo interesse a quel punto era principalmente raggiungere il successo nella sua carriera cinematografica piuttosto che insegnare il JKD alla gente. Avendo detto ciò, lui prese davvero la passione di comunicare la verità che aveva scoperto nell'arte marziale ad una sorta di "classe" più grande, che erano i milioni di persone in tutto il mondo che vedevano i film. Nella scuola di Chinatown poteva insegnare forse a 25 persone alla volta; sul grande schermo poteva insegnare a milioni. E se tu potessi guardare i suoi film con un occhio mirato all'apprendimento di qualcosa, noteresti che nei film aveva pensato di inserire un bel po' delle sue arti marziali.

Saverio: Lei ha scritto molti libri su Bruce. Potrebbe dirci un aneddoto che non è mai stato pubblicato?
Little: Uno dei miei preferiti mi è stato raccontato da Hayward Nishioka, il judoka medaglia d'oro di Pan Am. Hayward lavorò con Bruce durante la fine degli anni 60 e disse che nonostante il suo allenamento delle arti marziali (lui era anche una cintura nera di karate), non riusciva a far nulla contro Bruce quando faceva sparring con lui. Bruce entrava ed usciva così velocemente che Hayward si ritrovò a dar pugni ai fantasmi. Alla fine, lui fu così frustrato che disse a Bruce, "Guarda! Non lo faccio più! Che dici se mi sdraio sul pavimento e tu devi venire da me? Io sono uno judoka; io faccio grappling! Questo è il mio territorio! Cosa faresti se mi butto a terra? Cosa faresti dunque? Bruce lo guardò e disse, "Non farei nulla", ma dopo aggiunse velocemente "ma NON alzarti!". Hayward è un grande artista marziale per molti aspetti; non solo per il suo talento fisico, che è prodigioso, ma anche per il fatto che lui è senza un ego. Lui non aveva qualsiasi problema nel dire cose come questa così come un artista non avrebbe scrupoli nel dire che Michelangelo fu un grande artista. Questo è raro nelle arti marziali, soprattutto in questi tempi, quando sembra girare tutto intorno all'ego e non si ammette mai di essere tutt'altro che invincibili. Hayward è un realista e sa che è un grande artista marziale e che non mina i suoi risultati nel dire che è stato fortunato ad essergli stato amico e ad aver lavorato con un uomo che fu il Michelangelo delle arti marziali.

Saverio: Lei è un filosofo. Pensa che la filosofia influenzò Bruce nel creare il JKD? Se sì, come?
Little: Assolutamente! Perchè la filosofia è ciò che determina l'azione umana. Il modo in cui tu pensi determina il modo in cui agirai. Se tu agisci in un modo piuttosto che in un altro è perchè credi che questo modo sia migliore della sua alternativa e questo richiede un processo di pensiero, considerazione, deliberazione, contemplazione, ragionamento ed introspezione. Se aveste letto il componimento di Bruce, "In my own Process", che è stato scritto nel suo tempo libero e che non è stato, per mia conoscenza, destinato alla pubblicazione, avreste la percezione che lui fu un uomo che prendeva seriamente le idee e che provava a vivere attraverso la sua filosofia. La sua filosofia coinvolgeva qualunque cosa facesse -- dalla sua arte marziale e le tecniche che sposava e quelle che rifiutava, alla sua coreografia, ai suoi rapporti con la sua famiglia ed i suoi colleghi, alle decisioni circa la sua carriera, alla sua scelta circa i materiali da leggere. E questo si applica a tutti; la filosofia è il fondamento che detta la vita di ciascuno di noi - i caratteri, le azioni, il futuro come individui e come società e come il tutto. E' la filosofia di ciascuno che definisce il punto di vista di ognuno del mondo, il punto di vista della realtà, il punto di vista di come un uomo acquisisce conoscenza, i valori - cosa per cui si dovrebbe vivere, cos'è il bene, cos'è il male? Non funziona nulla senza alcuni punti di vista; per esempio, credi che il mondo sia reale, o è "un altro mondo" ad essere reale - o non c'è realtà? Questo fa una fantastica differenza nell'intero approccio di ognuno alla vita. Acquisisci conoscenza con la ragione o attraverso la rivelazione e la fede? O tale conoscenza non è possibile, che ogni cosa che noi scegliamo è semplicemente una questione di opinioni. I tuoi punti di vista su tali cose andranno a dar interamente forma al tipo di vita che vivi. Cosa dovresti fare con la tua vita? Dovresti vivere per la tua felicità? Come raggiungi la tua felicità? Dovresti sacrificarti? A chi? Intendo dire che queste sono domande cui nessuno può sfuggire. In che tipo di società dovremmo vivere? Vuoi che il governo abbia tutto il potere, per avere un po' di potere? Che potere? Che diritti hai? Come lo sai? Intendo dire tutti hanno un punto di vista su tutte queste domande, in un modo o in un altro. Potrebbero non conoscerlo; potrebbero non avere un punto di vista consistente; potrebbe essere inconscio, potrebbe essere il risultato di un lavaggio di cervello da parte dei loro insegnanti e genitori, e non hanno mai pensato a questi problemi, che è il motivo per cui è così importante conoscere cosa TU pensi circa queste cose. Ciononostante, tu non puoi vivere senza alcune guide su queste domande. La filosofia è tutto in termini di ciò che muove la vita umana e la storia dell'uomo.

Saverio: Qualcuno dice che Bruce completò i suoi studi di Wing Chun e non creò il JKD. Cosa pensa di questa teoria?
Little: Dico che è solamente una teoria non supportata dai fatti.

Saverio: Qualcuno dice che Bruce Lee imparò solo le prime due forme del Wing Chun, qualcuno dice che completò i suoi studi in America, qualcun altro dice che venne cacciato da Yip Man, altri sostengono che tornò ad Hong Kong dopo due anni di vita negli USA e completò lì i suoi studi. Qual è la verità?
Little: Bruce studiò il Wing Chun per circa cinque anni ad Hong Kong (dall'età di 13 anni ai 18). Conosceva le prime due forme e probabilmente aveva familiarità con le restanti forme. Imparò anche una forma del Wing Chun da Fook Yeung (che gli insegnò anche un po' di Mantis e T'ai Chi) a Seattle. Non venne cacciato da Yip Man; infatti, tra tutti gli studenti di Yip Man, le uniche foto di Yip Man in cui dimostra tecniche e Chi Sao (che ho visto) sono state scattate con Bruce. E' anche tornato ad Hong Kong due volte prima di ritrasferirsi ed incontrò Yip Man entrambe le volte. Nonostante il fatto che molti praticanti di Wing Chun hanno detto successivamente (e la maggior parte di ciò che hanno detto è stato per scopi economici), Bruce andava molto d'accordo con Yip Man. Non credo che qualcosia sia stata nascosta da lui durante il suo periodo lì. Jesse Glover ha scritto un'ottimo libro su Bruce, nel quale parla della prima formazione di Bruce nel Wing Chun così come Bruce gliel'ha raccontata nei primi anni 60. Dalla fine degli anni 60, Bruce iniziò a vedere quest'arte come troppo limitativa e si era allontanata da essa per seguire un approccio totale al combattimento senza armi. Noterai che molte delle critiche (in realtà tutte) sul fatto che Bruce "non conoscesse" abbastanza il Wing Chun sorsero DOPO la sua morte. Queste stesse persone (alcune delle quali sono andate via da Hong Kong ed Yip Man e non sono mai ritornate) abbandonarono nello stesso periodo in cui lo fece Bruce, quindi come hanno potuto imparare più di Bruce nell'arte è piuttosto discutibile. L'obiettivo di Bruce (quando divenne più grande) non era di divenire il miglior praticante di Wing Chun, ma piuttosto quello di diventare un artista marziale più completo.Guarda i video dei praticanti di Wing Chun che hanno affermato di essere migliori di Bruce o che questi non l'aveva imparato abbastanza, e dopo guarda i video di Bruce. Chi pensi TU che sia il migliore?

Saverio: Se Bruce avesse praticato un'altra arte marziale durante la sua vita al posto del Wing Chun, il JKD sarebbe stato lo stesso o sarebbe stato diverso da com'è adesso?
Little: Questa è una domanda cui viene difficile rispondere. In un certo senso, lui ha praticato altre arti marziali oltre al Wing Chun durante la sua giovinezza; la sua prima arte fu il T'ai Chi. Questa suscitò il suo interesse nell'arte marziale in generale e nei suoi principi e teorie che, a sua volta, lo ha portato al Wing Chun ed allo sviluppo della sua stessa arte. E' ovvio che lui fosse interessato al combattimento e quindi avrebbe probabilmente abbracciato certi elementi del Wing Chun (forse la teoria della linea centrale, i quattro cancelli, il biu jee, la sensibilità o il trapping, ecc.). Infatti, lui mantenne questi elementi anche dopo aver sviluppato la sua stessa arte ma lo fece perchè vide la verità in queste tecniche, di per sè, piuttosto che la verità di tutta l'arte del Wing Chun o di qualche altra arte. Nessun'arte ha il monopolio sulla verità o ciò che funziona per circostanze dettate funzionerà o non funzionerà in un certo momento. Era il movimento, di per sè, che lui vide essere vero o valido secondo principi come come l'immediatezza e l'afficienza, e non tanto l'arte che li conteneva. Dev'essere ricordato che l'arte o le arti che li contengono contengono anche molte altre cose che lui trovò superflue e che anche la nozione di un "metodo" di fare qualcosa e, per definizione, una restrizione del movimento perché solo certi tipi di di movimento (tecniche) qualificano l'essere incluso in ogni altro stile mentre quelli che che non rientrano tra queste poche tecniche sono esclusi, restringendo così i loro praticanti ad adattarsi allo stampo dell'arte piuttosto che ad essere educatamente liberi dalle forme nelle loro reazioni nel combattimento. Nel libro "Jeet Kune Do:
Bruce Lee's Commentaries on the Martial Way", ho incluso questo pezzo di dialogo che Bruce scrisse per il film "The Silent Flute":

Jungar: Da che settore provieni?
Cord: Da me stesso.
Jungar: Qual è il tuo stile di combattimento riconosciuto?
Cord: Il mio stile.

C'è molta saggezza in queste poche parole. In definitiva, in un combattimento, sei tu - non l'arte - che deve combattere l'avversario. Anche se tu considerassi te stesso un praticante di JKD, quando ti impegni in un combattimento tu sei solo in esso. Bruce non è lì con te. Ma se tu facessi attenzione ai suoi consigli e guardassi nella direzione in cui punta il suo dito (per citare "Enter the Dragon"), scoprirai che tu sei tutto ciò di cui hai bisogno.

Saverio: Ci sono diverse teorie circa la morte di bruce. Cosa ne sa a proposito?
Little: Un bel niente. La mia attenzione era ed è sempre stata su ciò che lui fece quando era in vita. Per molti aspetti, la sua "storia" si è fermata insieme al suo cuore il 20 Luglio del 1973. Com'è morto, a questo punto, è quasi irrilevante. Ciò che c'è di fatto, al di là di ogni controlversia, è che è morto, ma è anche vero che lui visse - e che vita fu! E, per coloro cui importa esaminarla, la sua vita ha portato alla creazione di un incredibile approccio all'arte marziale che insegna agli individui di sviluppare appieno tutti i loro attributi umani senza restrizioni. Questo è davvero un bel regalo.

Saverio: Quali sono i suoi piani per il futuro?
Little: Continuerò la mia ricerca sull'esercizio e nutrizione e filosofia e continuerò ad amare e a prendermi cura di mia moglie e dei miei figli. Loro sono le cose più importanti della mia vita e ad ogni anno che passa lo capisco sempre di più. I bambini sono grandiosi e possono spesso insegnarti più sulla vita e te stesso di qualunque cosa tu possa leggere in un libro o vedere in un film sullo schermo o in un DVD, se tu sei aperto verso ciò.

Saverio: Vuole aggiungere qualcos'altro?
Little: Solo che il giusto obiettivo di tutti noi che siamo stati o siamo fan di Bruce Lee è imparare delle cose su noi stessi. Quella è la più grande ricerca nella vita. A volte noi ci distraiamo nel pensare all'apprendimento della vita di qualcun altro - anche qualcuno tanto fenomenale come Bruce Lee - sia più importante dell'imparare qualcosa su noi stessi. E ciò è dove molte persone si perdono e loro vita diventa di secondo piano o incidentale per la vita degli altri. Ciò è un grande errore e Bruce sarebbe stato il primo a dirti lo stesso.

John Little

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Saverio: Dear John, can you introduce yourself to the people who don't know you?
Little: I'm a writer and filmmaker who has had a passion for exercise, Bruce Lee, and martial arts since 1973. I've been fortunate in being the only person outside of the Lee estate to be granted access to the entirety of Lee's surviving writings, which afforded me the opportunity
to learn a great deal about the man, his art, his approach to exercise and his philosophy and film work.
Saverio: What kind of jobs have you done in your life? What's your job now?
Little: Like most people, I've had various jobs throughout my life. I think my first job was working as a sales clerk in Radio Shack (now
"The Source"). I went on to pump gas, move and install appliances such as freezers and dishwashers, front desk clerk at a hotel in Muskoka,
researching exercise science, writing articles for magazines such as Muscle & Fitness, Flex, Men's Fitness, Ironman, Muscle Mag
International, Shape, Blackbelt, Inside Kung Fu, Martial Arts Illustrated, Inside Karate, and numerous others that I can't recall at
present. I've written over 40 books and produced and directed nine feature length documentary films.
Saverio: What are your passions, your hobbies?
Little: Exercise is a big one -- particularly the science underpinning exercise. I like looking for ultimate truths (if they exist in certain
realms) and then contrasting these with what passes for truth in the fitness industry. I also have been a long-time Bruce Lee fan, so
anything to do with him and the way he thought intrigues me. The martial arts are also a favourite, although I'll admit to a love/hate
relationship with the martial arts as so much of it seems to me to be based on little boys in gorilla suits and who's "ass" they can kick,
which to me is demeaning to the arts which should be about self-improvement and development. As an opponent is, by definition,
someone outside of yourself, I think many of these people are aiming their weapons at the wrong target for any type of self-improvement.
But, as Dennis Miller was fond of saying, "That's only my opinion. I could be wrong."
Saverio: When did your passion for Bruce Lee is born?
Little: The first time I read an article about him in "Fighting Stars" magazine, which came out shortly after he passed away. The article
talked about his phenomenal skill in the martial arts and how his passing had made "the world a little smaller." I was intrigued by what
I read about him and went to see "Enter the Dragon" when it was released in August of 1973. I came out of the theatre a different
person than I was before I went into it. From that point on, until probably my mid 20s, my primary focus was Bruce Lee and trying to find
out what made him so phenomenal. This was just a personal interest, mind you, but I had never seen a human being that was so, well,
complete (i.e., physically, mentally) before.
Saverio: When and how did you come into contact with the Lees?
Little: Well, the only "Lees" I came into contact were his widow (Linda) and his children Shannon and Brandon. I never knew Bruce as I
was only 12-years old when he passed away and living in Canada. I came into contact with Brandon first (in 1992 just prior to the release of
his film "Rapid Fire"), and I met Linda when I was researching an article for "Muscle & Fitness" magazine on Bruce Lee's training
methods. I met Shannon while I was researching that same article and actually helped to get her a role in a Lou Ferrigno film "Cage II,"
which was kind of cool. Lou is a friend of mine and he told me that the producers were looking for an actress to play his love interest in the
film and Shannon had told me that she was hoping to get into film during the time we were talking for the article. So I told Lou about
her and passed the info on to Shannon and she got the part. She went on to do much better films, but then it was a "foot in the door" for her.
Saverio: You know many Bruce's students, what relations do/did you have with them?
Little: Yes, I met and am friends with most of Bruce's students. I get along great with them as they are typically great people. I was
fortunate to be voted into the "Jun Fan Jeet Kune Do Nucleus" which was made up predominantly of Bruce's surviving first-generation and
second-generation students. I studied with two of them -- Ted Wong in Jeet Kune Do and Daniel Lee in T'ai Chi. I think I was the worst
student that both of them ever had to put up with, but they were very nice to me and excellent teachers.
Saverio: Who was Bruce Lee? A martial artist, an actor, a philosopher or what else?
Little: He was all of these things and many more besides. Certainly he was a martial artist, first and foremost and probably the best martial
artist of the 20th century. He was also an actor, indeed, he was an actor in Hong Kong long before he began studying the martial arts. He
was also a philosopher and in this respect he did his part in bridging the cultural gap between the East and West and emphasized the "human"
component over methods, styles and roles, which is a very mature viewpoint for such a young man. I would add to this list that he was
also a husband, a father, a choreographer, an author, an artist -- his sketches are incredible -- a director, a producer, a screenwriter, a
cinematographer, an innovator (both in martial art and in film), a television star, a showman, an entertainer, a good friend to those
fortunate enough to have befriended him and a decent human being. That's quite an impressive list, again, for such a young man. In short,
he was a fully potentialized human being.
Saverio: What's Jeet Kune Do? Do you practise it?
Little: Jeet Kune Do was Bruce Lee's attempt to pan through the sands of martial art to reveal the gold which is its essence. It requires a
lot of work for the individual practitioner and is not something that can be rubber-stamped as merely a set of organized techniques or
drills. Nor is it simply doing what you want or embracing the martial arts style du jour. It's about going beyond styles (which he considered
cages, as they restrict their practitioners to a certain "way" or "method" of doing things) to learn about you and your attributes and
abilities and trying to hone them to a reflexive level, so that should you find yourself in a combative situation your weapons (your hands,
knees, feet, elbows fists, head, etc.) respond instantaneously, like echo to sound, without ritual, without set up and without conscious
thought. It requires a ton of individual practice and training, which is why we see so few "Bruce Lee's" these days. It is also a very
personal art, which is one of the reasons that Bruce closed his schools. It's not a "mass" art.
Saverio: Is JKD a mixt of martial arts?
Little: Not from what I've read within Bruce's writings. Certain arts follow principles of efficiency, directness, power, etc., the discovery
of these principles and which techniques lend themselves to these principles can appear in various arts, but JKD does away with "styles"
and "ways," which means it's not merely embracing different arts. When you consider that Bruce considered "styles" to be a synonym for "cage, "you realize that simply mixing different styles is in reality mixing different cages or restrictive ways of approaching combat. The idea is to be free of restrictions in combat; therefore, styles have nothing to do with it. In the final analysis it's about attempting to discover and apply the fundamental principles and methods of efficient biomechanics -- from footwork to striking -- in human combat. Or, as Lee referred to it, "the art of expressing the human body" -- not expressing a myriad of rituals or styles.
Saverio: From whom do you get information about Bruce's life?
Little: I was fortunate in that most of the information I received came directly from Bruce himself in the form of his surviving essays,
articles, videos, interviews and letters. Secondary sources were his family, particularly his wife, and his friends and students who knew
him best.
Saverio: Have you ever discovered anything about Bruce that nobody
knows?
Little: Bruce Lee has one of the most scrutinized lives in modern history. Anybody who knew him or met him has been interviewed -- from
martial artists that he met briefly at a tournament to his hair stylist. Moreover, anything I discovered in amongst his writings, I
edited into the books that became "The Bruce Lee Library Series." So while I may know a few facts about what he did, where he was and when, as well as other thoughts he may have had regarding his approach to martial art and even screenplays he wrote that were never produced, the reality is that the essence of what the man thought about life, love, death, fighting, fitness, filmmaking and everything in between has pretty much been brought forward already for public consumption. So if I once discovered something about Bruce that wasn't known publically before I happened upon it, I think most people now would have access to it.
Saverio: Bruce perfected JKD during the last period of his life. Who did train with him in that period?
Little: During the last period of his life he was training largely on his own. I'm thinking of 1971 through to 1973. He had already closed
his schools. He moved to Hong Kong, so even his private students didn't have access to him as they once did or if they did it was sporadically.
His interest at this point was primarily succeeding in his film career rather than instructing individuals in JKD. Having said this, he really
took his passion of communicating the truth he discovered in martial art to a bigger "classroom" of sorts, which were the millions of film
goers around the world. In the Chinatown school he could teach maybe 25 people at a time; on the big screen he could teach millions. And if you watch his films with an eye toward learning something you will note that in the films he had control over he inserted quite a few of his
martial art lessons.
Saverio: You've written many books on Bruce. Could you tell us any never published anecdote?
Little:One of my favourites was told to me by the Pan Am gold medalist Judoka, Hayward Nishioka. Hayward worked out with Bruce during the late 1960s and said that despite his martial arts training (he was also a black belt in karate) he could not do anything against Bruce when he sparred with him. Bruce would just be in and out so quickly that Hayward found himself swinging at phantoms. Finally, he got so
frustrated that he said to Bruce, "Look! I'm not doing this anymore! What if I just lay down on the ground and you had to come to me? I'm a
Judo man; I grapple! That's my territory! What would you do if I lay down? What would you do then?" Bruce looked at him and said, "I
wouldn't do anything," but then quickly added, "But DON'T get up!" Hayward is a great martial artist in many respects; not just his
physical talent, which is prodigious, but also in the fact that he is without ego. He has no problem whatsoever in saying things like this in
the same sense that an artist would have no qualms about saying what a great artist Michelangelo was. That's rare in martial arts,
particularly these days, when it seems to be all about ego and never admitting to being anything other than invincible. Hayward is a realist
and he knows that he's a great martial artist and that it doesn't undermine his accomplishments in the least to say that he was fortunate
to have been friends and worked out with a man who was the Michelangelo of martial arts.
Saverio: You're a philosopher. Do you think that philosophy influenced Bruce in creating JKD? If yes, how?
Little:Absolutely because philosophy is what determines human actions. How you think determines how you will act. If you act one way rather
than another it's because you believe that this way is better than its alternative and this requires a process of thought, consideration,
deliberation, contemplation, reasoning and introspection. If you have read Bruce's essay, "In My Own Process," which was written in his
private time and was not to my knowledge intended for publication, you come away with the feeling that this was a man who took ideas seriously and who tried to live by his philosophy. His philosophy informed everything he did -- from his martial art and what techniques he embraced and what techniques he rejected, to his choreography, to his relationships with his family and colleagues, to his career decisions
to his choice of reading materials. And this applies to everybody; philosophy is the fundamental that dictates everyone’s life – their
character, their actions, their future as individuals and as a society as a whole. It is one's philosophy that defines one's basic view of the
world, their basic view of reality, their basic view of how man acquires knowledge, their values – what you should live for, what’s the
good, what’s the evil? You can’t function at all without some view; for instance, do you believe that this world is real, or is “another world”
real – or is there no reality? That’s going to make a fantastic difference in one's whole approach to life. Do you acquire knowledge by
reason or through revelation and faith? Or is such knowledge not possible, that anything we choose is simply a matter of opinion. Your
views on such things are going to entirely shape the kind of life that you live. What should you do with your life? Should you live for your
own happiness? How do you achieve your own happiness? Should you sacrifice yourself? To whom? I mean these are questions no one can
escape. What kind of society should we live in? Do you want the government to have all power, to have some power? What power? What
rights do you have? How do you know? I mean, all of these questions in one way or another everyone has a viewpoint on. They may not know it; they may not have a consistent viewpoint; it may be unconscious, it may be the repository of brainwashing from their teachers and their parents, and they have never thought of these issues, which is why it is so important to know what YOU think about these things.
Nevertheless, you cannot live without some guidance on these questions. Philosophy is everything in terms of what moves human life and what moves human history.
Saverio: Somebody says that Bruce completed his Wing Chun studies and didn't create JKD. What do you think about this hypothesis?
Little: I would say that this is a hypothesis that is unsupported by fact.
Saverio: Someone says that Bruce Lee learned the first two forms of Wing Chun, someone says that he completed his studies in America, someone else says he was chased away by Yip Man, others say that he came back to Hong Kong after two years living in the USA and completed his studies there. What's the truth?
Little: Bruce studied Wing Chun for five years in Hong Kong (age 13-18). He knew the first two forms and probably was familiar with the remaining forms. He also learned a form of Wing Chun from Fook Yeung (who also taught him some Mantis and T'ai Chi) in Seattle. He was not chased away by Yip Man; in fact, of all Yip Man's students, the only photos of Yip Man demonstrating techniques and sticking hands (that I've seen) were taken with Bruce. He also returned to Hong Kong twice before moving back and met with Yip Man both times. Despite what many Wing Chun people have said afterwards (and most of what they've said have been for commercial purposes), Bruce got along fine with Yip Man. I don't believe anything was held back from him during his time there. Jesse Glover has written an excellent book about Bruce in which he speaks about Bruce's early Wing Chun training as Bruce related it to him in the early 1960s. By the late 1960s Bruce viewed the art as too restrictive and had moved away from it to pursue a more total approach to unarmed combat. You will note that many of the criticisms (in fact all of them) about Bruce "not knowing" enough about Wing Chun came AFTER his death. These same people (some of whom moved away from Hong Kong and Yip Man and never returned) left the same time that Bruce did, so how they could have learned more than Bruce in the art is rather questionable. Bruce's goal (as he got older) wasn't to be the "best Wing Chun" man, but rather a more complete martial artist. Watch videos of the Wing Chun men who claim that they were better than Bruce or that he didn't learn enough, and then watch videos of Bruce. Who do YOU think was the best?
Saverio: If Bruce had practised another martial art during his youth rather than Wing Chun, would JKD have been the same or would it have
been different from how it's now?
Little: That's a tough question to answer. In one respect, he did practice other martial arts than Wing Chun during his youth; his first
art was T'ai Chi. That piqued his interest in martial art generally and in its principles and theories which, in turn, led him ultimately to
Wing Chun and to the development of his own art. It's obvious that he was interested in fighting and so he probably would have embraced
certain elements of Wing Chun (perhaps the centreline theory, four gates, biu jee, sticking or trapping, etc.). In fact, he retained these
elements even after he developed his own art but he did so because he saw the truth in these techniques, per se, rather than the truth of the
overall art of Wing Chun or any other art. No art has a monopoly on truth or what works for circumstances dictate what will and will not
work at any given time. It was the movements, per se, that he saw as being either true or valid according to principles such as directness
and efficiency, and not so much the art that contained them. It must be remembered that the art or arts that contained them also contained a
lot of other things that he found to be superfluous and that even the notion of a "way" doing something is, by definition, a restriction on
movement because only certain types of movements (techniques) qualify to be included in any given style while those that fall outside of
these few techniques are excluded, thus restricting their practitioners to fitting into the mould of the art rather than being educatedly
free-form in their combative reactions. In the book "Jeet Kune Do: Bruce Lee's Commentaries on the Martial Way", I included this piece of
dialogue that Bruce wrote for the film "The Silent Flute":

Jungar: From which sect do you come?
Cord: From myself.
Jungar: What is your acknowledged style of fighting?
Cord: My style.

There's a lot of wisdom in these few words. Ultimately, in a fight, it's you -- not the art -- that must fight the opponent. Even if you
consider yourself a JKD practitioner, when you engage in a fight you're in it alone. Bruce isn't there with you. But if you heed his advice and
look to the direction his finger (to quote from "Enter the Dragon") was pointing at, you will find that you are all you need.
Saverio: There are many theories about Bruce's death. What do you know about it?
Little: Not a damn thing. My focus was and has always been on what he did when he was alive. In many respects, his "story" stopped along with his heart on July 20, 1973. How he died at this point is almost irrelevant. What's factual beyond any dispute is that he did die, but
it's also factual that he lived -- and what a life it was! And, for those who care to examine it, his life resulted in the creation of an
amazing approach to martial art that teaches individuals to fully develop all of their human attributes without restrictions. That's
quite a gift indeed.
Saverio: What are your plans for the future?
Little: I will continue to do my research into exercise and nutrition and philosophy and to love and care for my wife and children. They are
the most important things in my life and with each passing year I realize this more and more. Kids are great and they can often teach you
more about life and yourself than anything you can read in a book or see on a movie screen or DVD, if you're open to it.
Saverio: Would you add anything else?
Little: Just that the proper focus for all of us who were or are Bruce Lee fans is to learn things about ourselves. That's the big quest in
life. Sometimes we get sidetracked into thinking that learning about somebody else's life -- even somebody as phenomenal as Bruce Lee -- is
more important than learning about ourselves. And that's where a lot of people miss out and their lives become second-hand or incidental to the lives of others. That's a big mistake and Bruce would have been the first one to tell you that as well.

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