Intervista a Joaquin Marcelo - Jeet Kune Do Ragusa

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Intervista a Joaquin Marcelo

Joaquin Marcelo? Oltre a essere un bravo istruttore di Original JKD, è una persona originale e molto simpatica. Ha un vasto bagaglio marziale ed è un istruttore certificato di Si-Fu Ted Wong. A causa del suo lavoro ha sempre insegnato tramite seminari, ma da qualche tempo risiede a Madrid, dove ha formato un gruppo d'allenamento. Ha appena pubblicato un libro sul Jeet Kune Do e spero che un giorno possa uscire anche in italiano.

INTERVISTA A JOAQUIN MARCELO


Saverio: Chi è Joaquin Marcelo?
Marcelo: Sono nato a Madrid , in Spagna. Sono un coreografo e di musical professionista, attività che coordino con i miei insegnamenti di JKD. Sono un istruttore certificato di Ted Wong e insegno JKD ad un piccolo gruppo di persone a Madrid.

Saverio: Quali esperienze marziali ha avuto nella sua vita? Chi sono stati i suoi maestri?
Marcelo: Ho iniziato con lo Judo all’età di 6 anni con il maestro giapponese Toshiyazu Uzawa (a quel tempo 6° Dan Kodokan, attualmente 8° Dan). All’età di 13 anni ho iniziato a praticare Kenpo Karate e vinsi per cinque volte il Campionato Nazionale sia di forme che di combattimento libero. Nel 1988 (avevo 23 anni) andai in California per studiare direttamente con Ed Parker, a Pasadena, e Dan Inosanto, a Marina del Rey. Grazie a un colpo di fortuna, fui invitato a una cena in ricordo di Bruce Lee e lì incontrai la maggior parte degli allievi di Bruce della scuola di Los Angeles. La mattina successiva feci una lezione privata a casa di Jerry Poteet a Venice Beach.
Dal 1988 al 1991 andai ogni anno a L.A. per allenarmi con entrambi, Inosanto e Poteet, e nel frattempo mi allenavo privatamente con Ted Lucaylucay, Chris Kent e Tim Tackett. Sifu Tim venne in Spagna per la prima volta per un seminario con me nel 1989. Il mio istruttore successivo fu Daniel Lee, con il quale mi allenai sia a casa sua a Duarte sia durante la sua permanenza a Madrid. E infine Ted Wong, ch divenne il mio ultimo e definitivo istruttore.
Oltre al campo del JKD, ho avuto la fortuna di allenarmi con grandi maestri di altre arti, come i sopracitati Ed Parker e Frank Trejo (Kenpo), Surachai Sirisute (Thai Boxe), Pendekar Paul de Thouars (Pentjak Silat), Lucky Lucaylucay (Boxe Filippina) o Fabrizio Werdum (Brazilian Jiu Jitsu).

Saverio: Quante ore a settimana si allena?
Marcelo: Dipende dal mio lavoro, ma sempre meno di quanto voglia. Se mi trovo a Madrid, condiziono il mio fisico e alleno il JKD durante le lezioni con il mio gruppo. Se sono fuori per ragioni di lavoro, adatto il mio programma di allenamento ma sempre provando a tenermi il più in forma possibile.

Saverio: Allena un gruppo di persone al momento? Lei si allena con loro?
Marcelo: Sì, al momento ho un mio gruppo a Madrid. Per via del mio lavoro, ho insegnato per anni solo tramite seminari o lezioni sporadiche. Ora che vivo di nuovo a Madrid ho creato un gruppo di JKD qui. E sì, mi alleno con loro. L’istruttore non dovrebbe essere su di un piedistallo ma, al contrario, dovrebbe condividere gli allenamenti e le esperienze con i suoi allievi.

Saverio: Può descriverci una sua lezione-tipo? E una sessione dei suoi allenamenti personali?
Marcelo: Come ho accennato prima, il mio allenamento personale è basato sul migliorare il mio condizionamento fisico, con l’aggiunta di alcune sessioni al sacco pesante e alla palla tesa (se sono a casa). Con il passare degli anni, la condizione del proprio fisico diventa fondamentale. Per quanto riguarda le mie lezioni di JKD, io non sono un istruttore che insegna sempre nello stesso modo. La parola “routine” non fa parte del mio vocabolario. A volte focalizzo i miei insegnamenti su di un certo aspetto, altre volte mi concentro su altri, ma provando a generalizzare, mi attengo ai seguenti aspetti: shadow boxing, turni di esercizi liberi ai focus, lo studio del footwork, della biomeccanica delle tecniche e della loro applicazione, esercizi di combattimento e sparring. A volte studiamo i principi del combattimento a terra e l’anti-grappling. Di rado, studiamo il trapping, visto come un aspetto storico. Ma nelle session d sparring, ognuno è libero di usare qualunque cosa egli/ella voglia. L’esperienza ci dice cosa funziona e cosa no per ognuno di noi.

Saverio: Cosa serve per diventare un buon praticante di JKD?
Marcelo: Dal punto di vista fisico, una buona coordinazione e la capacità di assimilare fisicamente ciò che si è appreso. Sifu Ted diceva che il buon marzialista si vede dal modo in cui lui/lei si muove. Il fare uno o due movimenti rivela molto poco. Mentalmente, è importante la capacità di superare se stessi e una buona dose di immaginazione. Il JKD non è uno stile tradizionale, le caratteristiche individuali sono ciò che importano. L’immaginazione ti aiuta a non fossilizzarti su allenamenti monotoni. E, per diventare un buon combattente (che non significa per forza essere un bravo marzialista) è necessaria un’adeguata dose di aggressività, ma con la giusta attitudine mentale per tenerla sotto controllo. E, infine, da un punto di vista filosofico, un buon praticante ha bisogno di comprendere i principi e di essere in grado di applicarli. Il JKD è filosofia in azione, i suoi principi non sono solo per la mente, ma devono anche essere applicati.

Saverio: Consiglia la pratica del JKD alle donne?
Marcelo: Certamente! Con l’adeguato allenamento, una donna può praticare il JKD e anche molto bene. Sebbene riconosca che non si tratta di una situazione ricorrente e sebbene il tutto dipenda dalle caratteristiche della donna. Ho un’allieva, Cristina Asensio, che è una bravissima praticante di JKD.

Saverio: Secondo lei, è necessario rpercorrere la strada di Bruce Lee per imparare il JKD? (Imparando Tai Chi, Wing Chun, non-classical gung fu, ecc)
Marcelo: Studiare ciò che Bruce fece va bene da un punto di vista storico, ma il Jeet Kune Do è il prodotto finale di quel processo. Alcun aspetti che Bruce studiò furono scartati da lui stesso dai suoi allenamenti. Quindi, è necessario studiarli e poi scartarli nuovamente per ripercorrere il cammino di Bruce? Bruce giunse a una conclusione studiando diverse forme del combattimento, e penso che il modo più intelligente sarebbe partire da quel punto. Il tuo obiettivo non dovrebbe essere quello di ripercorrere lo stesso cammino di Bruce, ma condividere il suo stesso scopo: ricercare il metodo per essere efficaci nel combattimento. Se dopo esserti messo alla prova nello sparring, noti che combatti meglio, per esempio, utilizzando molto il trapping, vai avanti così! Io non dirò mai cosa è utile per te, io posso solo dire ciò che è utile per me. E io incoraggio i miei allievi a ricercare il loro metodo. La porta è sempre aperta. Testarti nello sparring è come conoscere la propria forza e la propria debolezza.

Saverio: Che differenza c’è tra il JKD Original e il JKD Concepts? Qual è il JKD di Bruce Lee?
Marcelo: Il Jeet Kune Do è l’arte che Bruce Lee creò per se stesso, basandosi sulle sue capacità psico-fisiche. Nonostante noi non possediamo le stesse capacità di Bruce, possiamo adattare a quei principi a ciascuno di noi. Non è come studiare una gamma di diverse arti marziali (anche se è necessario studiare altri metodi combattimento per imparare ad affrontare diversi tipi di avversari), ma è più come uno studio interiore di se stessi, delle nostre caratteristiche e biomeccaniche. Tu non ti adatti alla tecnica, ma l’opposto. È tutto basato sullo sviluppare il nostro potenziale massimo come combattenti.
Mi sono allenato sotto la tutela di Dan Inosanto e ho guardato lui come un insegnante. Ma la mia opinione è che Dan Inosanto, a causa delle sue caratteristiche, si sente più comodo nel praticare al tre arti marziali, come il Kali Filippino o Indonesiano. Lui è un grande artista, ed è eccezionale il modo in cui lui passa da un’arte all’altra… Quello è il modo in cui lui esprime se stesso, e quello va bene. Ma il problema nasce quando lui lo chiama Jeet Kune Do. Il JKD è un’arte che si adatta, in realtà, ma essa segue sempre i principi dell’essere semplice, diretta e non-classica. Agli inizi degli anni ’80, venne chiesto a Inosanto di tenere dei seminari sull’arte di Bruce Lee in diversi Stati del mondo. È da qui che nacque il nome “concepts”. Prima di esso, lui non aveva mai usato quel nome, e anche nel suo libro “Jeet Kune Do, the art and philosophy of Bruce Lee” scriveva: “Il termine Jun Fan venne utilizzato per designare la scuola – non l’arte – di Bruce Lee”. Dopo che venne coniato il nome “concepts”, il Jun Fan Gung Fu divenne l’arte che Bruce insegnava durante la sua vita, e il Jeet Kune Do divenne un approccio filosofico; non essendo più un’arte, con la sua stessa struttura, ma solo un concetto. L’arte in sé venne chiamata Jun Fan martial arts.
Bene, posso dire che il Jun Fan che ho appreso da Inosanto ha poco in commune con ciò che ho imparato dagli altri studenti di Bruce Lee. E, in merito all’“Original JKD”, esso è un nome che designa gli insegnamenti di coloro che rimangono fedeli a ciò che Bruce aveva insegnato senza mescolarlo ad altre arti, ma non mi piace quel termine. Per me, è solo Jeet Kune Do.

Saverio: Il JKD contempla bastoni, coltelli, pistole, ecc?
Marcelo: Per me, il JKD è principalmente basato sul combattimento corpo a corpo, con un approccio scientifico per la difesa personale. Certamente, nella strada tu potresti avere poca fortuna nel dover affrontare un rivale armato. E, per favore, prendi in considerazione che stiamo parlando di situazioni REALI, non di allenamento in palestra. In reali situazioni di pericolo, il nostro cervello non lavora come in palestra. Questo è il perché ci sono molti artisti marziali esperti che non reagiscono nel modo desiderato quando devono affrontare un reale pericolo. Tu saprai come reagirai solo quando il vero momento arriva. Questo è qualcosa che sta alla base delle aree più recondite e primitive del nostro cervello (amigdala), e non puoi allenarlo in una palestra con i tuoi compagni.
Rispondendo alla domanda, sì, il JKD copre tutte le situazioni di auto-difesa, ma alcuni aspetti come il difendere te stesso da una pistola… Bene, i preferirei basare il mio allenamento su qualcosa di probabilmente più utile, come imparare a combattere con le mani e i piedi. Se ti troverai mai in uno scontro con delle bande o se sarai l’obiettivo di un gruppo di terroristi o parte e pacco di sporchi affari, è improbabile che incontrerai qualcuno in strada disposto a prendere la tua vita con una pistola. E se ciò che vuole è dei soldi, daglieli.
Salvo che ciò che il rapinatore vuole ha più valore per te della tua stessa vita, è un rischio privo di valore, perché non c’è dubbio che quando affronti un uomo con una pistola, anche se hai successo nel disarmarlo, stai mettendo la tua vita in pericolo. Dipende dalla situazione, puoi disarmarlo se le circostanze sono a tuo favore, come l’effetto sorpresa, e se reagisci velocemente e in modo preciso. Altrimenti, perderai. I proiettili vincono sempre sui calci e i pugni. Per quanto riguarda bastone e coltello, puoi allenare come difenderti da essi in modo realistico, ma la chiave sarebbe chiederti qual è il tuo approccio principale alla pratica del tuo JKD e quanto tempo sei disposto a dedicare nei tuoi allenamenti. Personalmente nei miei allenamenti mi occupo principalmente di combattere senza armi, ma con studenti avanzati, una volta che loro hanno sviluppato grazie allo sparring il senso della distanza, del ritmo, del timing… allora aggiungo bastone e coltello perché sono relativi a qualità intrinseche che si hanno, piuttosto che tecniche da usare contro queste armi. Anche se la tecnica è importante, se tu non la applichi con un timing e una velocità appropriate, la tua fantastica tecnica sarà inutile. Questo è un argomento difficile da spiegare in un’intervista, e io parlo di esso ampliamente nel mio libro.

Saverio: Qual è il combattimento più duro cui ha preso parte?
Marcelo: Alcuni combattimenti sono più duri di altri, ma non ne ricordo uno che sia stato il più duro in assoluto.

Saverio: Si è mai fatto male durante gli allenamenti?
Marcelo: Molte volte! Io non sono paziente, e non sono fiero del dirlo. Molte volte mi sono spinto troppo e mi sono fatto male. Ora, dal momento che sto avanzando con l’età, sto diventando più attento e sto imparando dai miei errori. Mi controllo di più e preparo la mia condizione fisica per evitare infortuni il più possibile.

Saverio: Preferisce il light o il full contact?
Marcelo: Lo sparring è sovrano nel JKD. L’obiettivo del nostro studio delle tecniche, degli esercizi di pratica, ecc, è il riuscire ad applicarli nel combattimento. Se alleni le tecniche ma non fai mai sparring, è come fare esercizi di calcio ma non giocare mai una partita. È come nuotare in una terra asciutta. Innanzitutto, lo sparring a contatto leggero è consigliabile, per gli studenti dovrebbe essere introdotto passo dopo passo, correggendo i loro errori ed evitando le paure, che sono difficili da superare se non si presta loro attenzione dall’inizio. Successivamente, entra in gioco lo sparring a contatto pieno, con buone protezioni che evitano di farti male seriamente. I divido lo sviluppo dello sparring in 8 step.

Saverio: Lei usa il JKD nel suo lavoro?
Marcelo: Certamente! I principi e la filosofia del JKD mi hanno aiutato molto nel mio lavoro. Il JKD mi ha insegnato l’importanza della ricercatezza di ciò che fai, cercando la linea più diretta per i tuoi obiettivi, applicando il principio dello yin-yang nell’azione, ecc.

Saverio: Secondo lei, com’è il livello del JKD nel mondo?
Marcelo: Per me, molte persone non stanno insegnando l’arte del Jeet Kune Do in maniera oppurtuna. In conseguenza, molti della comunità marziale non rispettano il Jeet Kune Do come dovrebbero. Per esempio, io ho degli amici che gareggiano nelle MMA e si prendono gioco del JKD perché loro hanno un’idea sbagliata di esso. E non li biasimo, poiché hanno visto gente insegnare il “JKD” in un modo irrealistico, con molta teoria e poca pratica. L’approccio di Bruce Lee (e Ted Wong) era per il reale, non per le esibizioni. Il Jeet Kune Do è semplice, diretto ed efficace. Penso che molte persone nel mondo vorrebbero imparare il JKD solo perché lo collegano a Bruce Lee, non per l’arte in sé. E questo a causa della loro mancanza di conoscenza su ciò che quest’arte in realtà rappresenta. Spero di vedere nel futuro uno sviluppo dell’arte del Jeet Kune Do in modo corretto. Vorrei che la gente praticasse il JKD perché vogliono migliorare come artisti marziali o come combattenti, ma non perché “era l’arte creata da Bruce Lee”. Sono ottimista, e mi aspetto che, con l’aiuto dei validi istruttori di JKD del mondo, l’arte del Jeet Kune Do possa rimanere in vita e sana per le prossime generazioni.


Joaquin Marcelo

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Saverio: Who is Joaquin Marcelo?
Marcelo: I was born in Madrid, Spain. I work professionally as a choreographer and director of musicals, always combining it with my JKD teachings. I am a certified instructor under Ted Wong and I teach JKD to a small group of people in Madrid.
Saverio: What martial arts experience have you been in your life? Who were your masters?
Marcelo: I started with Judo at 6 with the Japanese master Toshiyazu Uzawa (at that time 6th Dan Kodokan, currently 8th Dan). At the age of 13 I began with Kenpo Karate and I won five times the National Championship both in forms and combat open. In 1988 (I was 23 years old) I travelled to California to learn directly from Ed Parker, in Pasadena, and Dan Inosanto, in Marina del Rey. By a lucky strike, I was invited to attend to a Bruce Lee memorial dinner and there I met most of Bruce’s students from Los Angeles school. Next morning I was receiving private lessons at Jerry Poteet’s home in Venice Beach.
From 1988 to 1991 I travelled every year to L.A. to train with both, Inosanto and Poteet, and meanwhile I also trained privately with Ted Lucaylucay, Chris Kent and Tim Tackett. Sifu Tim came to Spain for first time for a seminar with me in 1989. My next instructor was Daniel Lee, with whom I trained both at his home in Duarte and during his stay in Madrid. And finally Ted Wong, who became my last and definitive instructor.
Besides the JKD field, I was fortunate enough to train with great masters of other arts, such as the abovementioned Ed Parker and Frank Trejo (Kenpo), Surachai Sirisute (Thai Boxing), Pendekar Paul de Thouars (Pentjak Silat), Lucky Lucaylucay (Filipino Boxing) or Fabrizio Werdum (Brazilian Jiu Jitsu).
Saverio: How many hours do you train per week?
Marcelo: It depends on my work, but always less than desired. If I am in Madrid, I train by myself physical condition and JKD during the lessons with my group. If I am out for work reasons, I have to adapt to my work schedule but always trying to keep myself fit as much as possible.
Saverio: There is a group of students presently? Do you train with your students?
Marcelo: Yes, at present I have my own group in Madrid. Due to my work, I have been years teaching only through seminars or sporadic lessons. Now that I am living in Madrid again I have founded a JKD group here. And yes, I train with them. The instructor shouldn’t be on a pedestal but on the contrary, sharing training and experiences with the students.
Saverio: Can you describe one of your typical lessons? And one session of your personal training?
Marcelo: As I said before, my personal training is based on improving my physical condition, plus some heavy bag and double-ball sessions if I am at home. As you get older, your physical condition becomes paramount. Regarding to my JKD lessons, I am not an instructor that always teaches in the same way. The word “routine” is not in my vocabulary. Sometimes I focus my teachings in a certain aspect, and some others I emphasize onto different ones, but in general terms, I stick to the following standard: shadow boxing, rounds of focus mitts free drills, studying footwork, studying the biomechanics of techniques and their application, combat drills and sparring. Sometimes we studied fundamentals of ground fighting and how to avoid being grappled. Very occasionally, we have studied trapping, understood as an historical subject. But in sparring sessions, each one is free to use whichever thing he/she wants. Experience is what tells you what works for you.
Saverio: What is necessary to become a good JKDer?
Marcelo: In the physical aspect, good motor coordination and the capacity to physically assimilate what you have learnt. Sifu Ted said you see the good martial artist in the way he/she combines the moves. Making just one or two moves reveals very little.
Mentally, it takes the capacity of overcoming yourself and a good deal of imagination. JKD is not a traditional style, the individual characteristics are what matter. Imagination will prevent you to stagnate in any monotonous training. And for being a good fighter (which doesn’t necessary mean being a good martial artist) you need an adequate dose of aggressiveness, but with the proper mental attitude for it to be under control.
And finally, from a philosophical point of view, a good practitioner needs to understand the principles and to be able to turn them into action. JKD is philosophy in action, its principles aren’t just for being thought , but also to be applied.
Saverio: Do you advice the practice of JKD for women?
Marcelo: Of course, I do! With the proper training, a woman can practice JKD and very well, indeed. Even if I have recognize it is not a frequent situation and it would depend on that woman’s characteristics. I have a female student, Cristina Asensio, who is a great JKDer.
Saverio: In your opinion, is it necessary to emulate Bruce Lee’s way to learn JKD? (learning Tai Chi, Wing Chun, non-classical gung fu, etc)
Marcelo: Studying what Bruce did in his martial process is good for historical reasons, but Jeet Kune Do is the final product of that process. Some aspects that Bruce studied were subsequently rejected by himself from his training. Hence, is it necessary to study them all over and to reject them again if you want to emulate Bruce’s way? Bruce reached a conclusion studying different forms of combat, and I think the most intelligent way would be to go from that point on. Your goal should not be to repeat the same way Bruce did, but sharing his same aim: researching the way you can be effective at fighting. If after testing yourself through sparring, you notice that you fight better using, for instance, a great deal of trapping, go on with it! I will never say what is useful for you, I just can say what is useful for me. And I encourage my students to research their own way. The door is always open. Testing yourself in sparring is how you will know your own strength and weakness.
Saverio: Which is the difference between JKD Concepts and Original JKD? What is Bruce Lee’s JKD?
Marcelo: Jeet Kune Do is the art Bruce Lee developed for himself basing on his own psycho-physical attributes. Even though we don’t have the same attributes than Bruce had, we can adapt those same principles to our very own. It is not just about studying a range of different martial arts (even if it is necessary to study other ways of fighting to learn how to face against different type of adversaries), but it is more about an inner study of oneself, of our own characteristics and biomechanics. You don’t adapt to the technique, but the opposite. It is all about how to develop our maximum potential as fighters. I have trained under Dan Inosanto tutelage and I regarded him very much as a teacher. But my opinion is that Inosanto, because of his own characteristics, he feels more comfortable practicing other arts, such as the Filipino or Indonesian ones. He is a great artist, and it is outstanding how he flows from one art to another…That is the way he expresses himself the best, and that is OK. But the problem arises when he calls that as Jeet Kune Do. JKD is an adaptable art, indeed, but it always follows the principles of being simple, direct and non-classical. During the beginning of the 80´s, Inosanto was required to run seminars on Bruce Lee’s art in different countries of the world. It was here when the name “concepts” came into scene. Before this, he never used that name, and even in his book “Jeet Kune Do, the art and philosophy of Bruce Lee” he writes:” The term Jun Fan was used to designate the school- not art- of Bruce Lee”. After the name “concepts” arose, Jun Fan Gung Fu became the art that Bruce taught during his lifetime, and Jeet Kune Do became a philosophical approach; being not an art anymore, with its own structure, but just a concept. The art itself was then called Jun Fan martial arts. Well, I just can say that the Jun Fan I learned from Inosanto has very little in common with what I learned from other students of Bruce Lee. And about “Original JKD”, it is a name to designate the teachings of those who remain faithful to what Bruce taught without blending it with other arts, but I don’t like that term. To me, it’s just Jeet Kune Do.
Saverio: Does JKD contemplates stick, knife, gun, etc.?
Marcelo: To me, JKD is mainly focused to hand-to-hand combat, with a scientific approach for self-defense. Of course, in the street you could have the bad luck of having to face an armed rival. And, please, take into account that we are talking about REAL situations, not gym training. In actual dangerous situations, our brain doesn’t work like in the gym. That’s why there are many martial arts experts that didn’t react in the desired way when they have to face real danger. You’ll only know how you react when the actual moment happens. This is something that underlie in the deepest and primitive part of our brain (amygdale), and you cannot train it in a gym with your mates. Answering your question, yes, JKD covers all self defense situations, but some aspects like defending yourself against a gun…Well, I would prefer to seize my training time in something probably more useful, like just to learn how to fight with my hands and feet. If you are neither involved in gangs nor you are the target of a terrorist group or part and parcel of dirty business, it’s unlikely that you meet with someone in the street willing to take your life with a gun. And if what he wants is some money, give him your coins. Unless what the mugger wants is worthier for you than your own life, it’s a worthless risk, because there is no doubt that when you face a man with a gun, even if you succeeded in disarming him, you are putting your life at risk. Depending on the situation, you can disarm him if circumstances are in your favor, like the surprise factor, and if you react in a swift and precise way. If not, you will lose. Bullets always win over kicks and punches.
Regarding to stick and knife, you can train how to defend against it in a realistic way, but the key would be asking yourself what is your main approach to your JKD practice and how long are you willing to take in your training. Mine personally is firstly to fight without weapons, but with advanced students, once they have developed through sparring the sense of distance, rhythm, timing…then I add stick and knife because it’s more about intrinsic qualities you have than the technique you use against those weapons. Even if technique is important, if you don’t apply it with proper timing and speed, your fantastic technique will be useless.
This is a topic difficult to explain in an interview, and I talk about it at length in my book.
Saverio: What is the hardest fight you’ve ever taken part?
Marcelo: Some fights are harder than others, but I don’t remember just one to be the hardest.
Saverio: Have you ever injured yourself during your training?
Marcelo: Many times! I am not a patient man, and I am not proud of saying this at all. So many times I pushed myself too hard and I had injuries. Now, as I am getting older, I am becoming more cautious and learning from my mistakes. I control myself more and prepare my physical condition to avoid injuries as much as possible.
Saverio: Did you prefer light or full contact?
Marcelo: Sparring is paramount in JKD. The goal of our study of techniques, practicing drills, etc. is to be able to apply it in combat. If you train techniques but never spar, it is like doing football exercises but never play a football match. It is swimming in dry land. Firstly, light contact sparring is advisable, for the student can be introduced to it little by little, correcting his/her mistakes and avoiding fears, which are difficult to overcome afterwards if you don’t pay attention to it from the beginning. Subsequently, full contact sparring comes into scene, with a good protective wear that prevent you from being seriously damaged. I consider 8 step phases in sparring development.
Saverio: Do you use JKD in your job?
Marcelo: Definitely! JKD principles and philosophy have helped me a lot in my job. JKD taught me the importance of refinement in what you are doing, looking for the straightest line to your goal, applying yin-yang principle into action, etc.
Saverio: In your opinion, what is JKD standard in the world?
Marcelo: In my opinion, I can see that some people are not teaching the art of Jeet Kune Do properly. As a consequence, many in the martial arts community don’t respect Jeet Kune Do as it deserves. For instance, I have friends that compete in MMA and they made fun of JKD because they had a wrong idea on it. And I don’t blame them, since they have seen people teaching “JKD” in an unrealistic way, with a lot of theory and very little application. Bruce Lee’s (and Ted Wong’s) approach was for real, not for exhibitions. Jeet Kune Do is simple, direct and effective. I think many people in the world wish to learn JKD just because its connection with Bruce Lee, but not because of the art itself. And this is because of their lack of knowledge about what this art actually is.
I hope to see in the future the art of Jeet Kune Do spreading in its proper way. I would like that people practiced JKD because of their own improvement as martial artists or as a fighters, but not just because “it was the art Bruce Lee founded”. I am optimist, and I expect that, with the help of great JKD instructors around the world, the art of Jeet Kune Do will be alive and healthy for the next generations.

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